Rientro verso casa ed è notte. La mia bicicletta è sgangherata, ma questo fa parte del fascino di questo giorno. Qui, circondato da un lusso quasi irreale, mi ritrovo e mi rigenero nel vento, nel cigolio di questi pedali e nello sfondo, nero, di una strada di notte.
Chiudo gli occhi per un istante. Ascolto il vento. Tremo. Respiro. E mi perdo.
Il sorriso della mia nipotina è sul filo di questo vento. La carezza che mi rivolge il suo sguardo, proprio mentre le leggo la favola che l’accompagnerà nel suo viaggio dentro al buio della notte, è il calore che accompagna me nel buio della mia.
Non sento più il peso di chi ero, di chi ho lasciato dietro di me, di chi avrei voluto essere e non sono. In verità non sento più nessun peso e se potessi scegliere un regalo, un bel regalo intendo, donerei a qualcuno che amo l’emozione che provo adesso, o la follia necessaria per raggiungerla…
Guardo ancora un po’ il mondo con gli occhi chiusi. Filtrato da quest’immagine che mi porto dentro, lo trovo di una bellezza capace di mettermi quasi a disagio, tant’è intensa.
Sorrido, perché da sorridere c’è, e scopro che la bellezza, per esser davvero tale, in qualche modo deve ferirti dentro.
Ammirarla, stanotte, sarà la mia forma di masochismo.


